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Il Cud e le buste paga non sono idonei a comprovare l'effettivo versamento delle trattenute fiscali e previdenziali.

Importante pronuncia del Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Teramo, che ha condannato il datore di lavoro al pagamento, in favore del lavoratore, delle retribuzioni e del TFR, al lordo delle ritenute contributive e fiscali, così ponendo fine all'annosa questione sull'idoneità del CUD a provare l'avvenuto versamento delle ritenute ivi indicate.(Sent. n. 12/2015 del 13/01/2015 Tribunale di Teramo) 

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 Interessante pronuncia del Tribunale di Teramo in materia di recupero, da parte delle Associazioni sindacali, delle quote degli iscritti presso il datore fallito.

 L'insinuazione al passivo fallimentare dei crediti vantati da Associazioni sindacali per le relative trattenute sulle retribuzioni dei lavoratori iscritti, deve avvenire in via privilegiata ex art. 2751 bis n. 1 c.c., essendo, esse quote, cessioni del credito retributivo e pertanto, il relativo versamento dal datore ad essa associazione, non potrebbe che avvenire, ex art. 1263 co. 1 c.c., con i privilegi da cui è assistita la retribuzione stessa; la prova dell'avvenuta cessione, ben può risiedere in un Decreto Ingiuntivo emesso dal Giudice Unico in funzione di Giudice del Lavoro, non opposto nei termini, senza necessità di dimostrare ulteriormente, in sede di insinuazione al passivo fallimentare, l'avvenuta cessione del credito retributivo da parte dei lavoratori (Tribunale di Teramo Decreto 31/01 – 18/02/2014). 

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 Sottoscrivere la busta paga non significa riconoscere di essere stati pagati!

Il Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Teramo, con Sentenza n. 70/12, ha affermato che, qualora il lavoratore sottoscriva la busta paga al momento della consegna, senza esplicitarne anche il valore di quietanza dell'avvenuto pagamento,  la firma varrà esclusivamente come ricevuta del prospetto paga e ciò in funzione dell'obbligo di rilascio della busta paga, normativamente previsto in capo al datore di lavoro ed amministrativamente sanzionato (Tribunale di Teramo Sent. n. 70 del 16-19/02/2012)

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Interessante pronuncia del Tribunale di Teramo in materia di recupero, da parte delle Associazioni sindacali, delle quote degli iscritti presso il datore fallito.

L'insinuazione al passivo fallimentare dei crediti vantati da Associazioni sindacali per le relative trattenute sulle retribuzioni dei lavoratori iscritti, deve avvenire in via privilegiata ex art. 2751 bis n. 1 c.c., essendo, esse quote, cessioni del credito retributivo e pertanto, il relativo versamento dal datore ad essa associazione, non potrebbe che avvenire, ex art. 1263 co. 1 c.c., con i privilegi da cui è assistita la retribuzione stessa; la prova dell'avvenuta cessione, ben può risiedere in un Decreto Ingiuntivo emesso dal Giudice Unico in funzione di Giudice del Lavoro, non opposto nei termini, senza necessità di dimostrare ulteriormente, in sede di insinuazione al passivo fallimentare, l'avvenuta cessione del credito retributivo da parte dei lavoratori (Tribunale di Teramo Decreto 31/01 – 18/02/2014). 

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 È illegittimo il licenziamento disciplinare, comminato dal datore, che a fronte di un comportamento negligente del lavoratore, non procede alla comminazione di una sanzione conservativa, così contribuendo al verificarsi di mancanze tali, da giustificare,poi, la sanzione massima dell'espulsione; pertanto, al lavoratore andrà riconosciuta tutela risarcitoria (risarcimento da 12 a 24 mensilità), sebbene risultino accertate le condotte sanzionate.

Il Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Teramo, con Ordinanza del 18 luglio 2014, resa nell'ambito di un'impugnativa di licenziamento con c.d. rito Fornero, ha affermato un importante principio, secondo cui il licenziamento disciplinare, intimato come sanzione per la condotta negligente, tenuta dal lavoratore, è illegittimo se il datore, non appena accortosi delle anomalie, non abbia immediatamente richiamato per iscritto il lavoratore, così da lasciare che il dipendente, ignaro delle conseguenze delle proprie condotte, le reiterasse, incrementando il danno, essendo il datore obbligato ad avvertire il lavoratore della non correttezza del proprio comportamento, ex art. 1375 c.c..

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